The Full Monty

La protesi messa a nudo

1
Primo Incontro - Diagnosi e piano di trattamento nel paziente protesico

Diagnosi: “Aspetti classici”
- Diagnosi parodontale nel paziente protesico
- Diagnosi funzionale nel paziente protesico

Diagnosi: “Aspetti digitali”
- Cosa non è cambiato
- Cosa è cambiato

Esempi di casi clinici
Valutazione casi clinici dei corsisti


Il corso si terrà venerdì 8 Maggio e sabato 9 Maggio dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)

2
Secondo Incontro - Materiali e flussi

Materiali e flussi
- Materiali multilayered e monolayered
- Materiali per flusso analogico, misto digitale/analogico e digitale
- Preparazioni in relazione al workflow

Tecniche di preparazione
- Preparazioni orizzontali
- Preparazioni verticali

Occlusione
- Gestione clinica del paziente disfunzionale
- Criteri di gestione del paziente protesico (analogico vs digitale)

Implantologia nel progetto protesico
- Pianificazione implantare
- Chirurgia guidata


Il corso si terrà venerdì 12 Giugno e sabato 13 Giugno dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)

3
Terzo Incontro - Applicazione clinica del progetto protesico: esercitazione su manichino (preparazione, presa impronta con scanner, registrazione occlusale con scanner, gestione provvisori). Simulazione chirurgia guidata.

Esercitazione (manichini)


Il corso si terrà venerdì 3 Luglio e sabato 4 Luglio dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)/Studio Poggio

4
Quarto Incontro - Preparazione clinica e gestione dell’impronta nel paziente protesico

Esercitazione pratica preparazione e impronta (venerdì) 
Preparazione su pazienti, applicazione provvisori (sabato)

 


Il corso si terrà venerdì 4 Settembre e sabato 5 Settembre dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)/Studio Poggio

5
Quinto Incontro - Impronte definitive e discussione critica dei casi clinici

Impronte
Discussione casi clinici


Il corso si terrà venerdì 30 Ottobre e sabato 31 Ottobre dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)/Studio Poggio

6
Sesto Incontro - Prova, cementazione e gestione a lungo termine del restauro protesico

Prova/cementazione
Discussione casi clinici


Il corso si terrà venerdì 4 Dicembre e sabato 5 Dicembre dalle ore 9 alle 18 presso la Sede Dental Trey Milano (Via Gran San Bernardo, Strada 7 Palazzo R1, Piano 0, Rozzano)/Studio Poggio

Iscrizioni

The Full Monty

Parte A
300
  • Cosa avrai 1
  • Cosa avrai 2
  • Cosa avrai 3

The Full Monty

Parte A+ Parte B
600
  • Cosa avrai 1
  • Cosa avrai 2
  • Cosa avrai 3

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Diagnosi e piano di trattamento nel paziente protesico

Razionale dell’incontro

La protesi deve essere considerata come l’esito finale di un processo diagnostico complesso, nel quale biologia, funzione e progetto protesico vengono integrati in modo coerente.
La letteratura mostra come molte complicanze protesiche siano riconducibili a errori concettuali nella fase diagnostica, piuttosto che a limiti tecnici dell’esecuzione [1,2].

  1. Diagnosi parodontale nel paziente protesico

Nel paziente candidato a trattamento protesico, la diagnosi parodontale non può limitarsi alla definizione della patologia, ma deve valutare la capacità dei tessuti di tollerare e mantenere un restauro protesico nel tempo.

È stato ampiamente dimostrato come fattori quali:

  • posizione dei margini
  • profilo di emergenza
  • contorni protesici
  • gestione clinica delle fasi preliminari

abbiano un impatto diretto sugli esiti biologici dei restauri fissi dento-supportati [1].

In questo contesto, la gestione adeguata della salute parodontale è prioritaria a ogni altra fase di terapia.

Allo stesso modo nei trattamenti implanto protesici la situazione di salute parodontale è un pre requisito fondamentale per il mantenimento nel medio lungo termine della salute peri implantare.

  1. Diagnosi funzionale nel paziente protesico

La diagnosi funzionale rappresenta uno snodo critico del piano di trattamento protesico.
Le evidenze disponibili indicano chiaramente che:

  • TMD e bruxismo non rappresentano indicazioni alla modifica irreversibile dell’occlusione
  • la protesi non può essere considerata una terapia per i disturbi temporomandibolari[2]

La pianificazione protesica nel paziente disfunzionale deve quindi avere come obiettivo primario:

  • la consapevolezza della evoluzione nel tempo dei problemi muscolo scheletrici
  • la non interferenza con l’equilibrio funzionale esistente
  • la gestione del rischio di sovraccarico biologico e meccanico[2,3]
  1. Relazione centrica e dimensione verticale: concetti biologici

Concetti tradizionalmente considerati “tecnici”, come relazione centrica e dimensione verticale, devono essere reinterpretati alla luce dell’adattamento biologico del sistema stomatognatico.

La relazione centrica viene oggi considerata come:

  • una posizione di convenienza, biologicamente tollerabile [4]
  • una posizione utile in situazioni cliniche molto specifiche

Allo stesso modo, l’aumento della dimensione verticale può essere eseguito, quando indicato da esigenze restaurative, rispettando alcuni semplici principi, considerando l’impatto sull’attività muscolare e sulla capacità di adattamento del sistema [5].

  1. Diagnosi digitale: cosa non è cambiato

L’introduzione del digitale non ha modificato i principi biologici e clinici alla base della diagnosi protesica.
Scanner intraorali, fotografie e imaging radiologico rimangono strumenti di supporto, incapaci di sostituire il giudizio clinico.

Il rischio principale è quello di:

  • confondere l’abbondanza di dati con la qualità delle decisioni
  • delegare allo strumento una responsabilità che rimane clinica[6]
  1. Diagnosi digitale: cosa è realmente cambiato

Il flusso digitale ha però trasformato profondamente il modo di integrare le informazioni e di comunicare il progetto protesico.

Nei casi complessi, un workflow digitale completo consente di:

  • migliorare la coerenza tra diagnosi, progetto e realizzazione
  • testare e validare le scelte prima della loro irreversibilità clinica
  • semplificare processi complessi rendendone più efficace la realizzazione[6]
  1. Dal dato diagnostico alla decisione clinica

Il passaggio dalla diagnosi al piano di trattamento rappresenta un atto di decision making clinico, nel quale il compromesso è parte integrante del processo.

La scelta del tipo di restauro, del materiale, del disegno dei margini, dell’estensione protesica, del posizionamento di impianti, deve essere coerente con:

  • il rischio biologico del paziente
  • le condizioni funzionali
  • la sostenibilità a lungo termine del progetto[1,7]

Nei trattamenti che coinvolgono impianti la raccolta di dati diagnostici in flusso digitale consente una serie di importanti vantaggi in termini di pre visualizzazione e pianificazione del trattamento. Le modalità di chirurgia guidata in implanto protesi consentono oggi una gestione molto efficiente anche della fase protesica.

La protesi non inizia con la preparazione del dente o l’inserimento di un impianto,
ma con una diagnosi biologica, funzionale e critica del paziente.

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Bibliografia

[1] Ercoli C, Tarnow D, Poggio CE, Tsigarida A, Ferrari M, Caton JG, Chochlidakis K.
The relationships between tooth-supported fixed dental prostheses and restorations and the periodontium.
J Prosthodont. 2021;30(4):305–317. doi:10.1111/jopr.13292.

[2] Manfredini D, Poggio CE.
Prosthodontic planning in patients with temporomandibular disorders and/or bruxism: A systematic review.
J Prosthet Dent. 2017;117(5):606–613. doi:10.1016/j.prosdent.2016.09.012.

[3] Manfredini D, Poggio CE, Lobbezoo F.
Is bruxism a risk factor for dental implants? A systematic review of the literature.
Clin Implant Dent Relat Res. 2014;16(3):460–469. doi:10.1111/cid.12015.

[4] Manfredini D, Ercoli C, Poggio CE, Carboncini F, Ferrari M.
Centric relation: A biological perspective of a technical concept.
J Oral Rehabil. 2023;50(11):1355–1361. doi:10.1111/joor.13553.

[5] Poggio CE, Manfredini D.
Does increasing vertical dimension of occlusion in centric relation affect muscular activity?
J Esthet Restor Dent. 2024;36(1):231–238. doi:10.1111/jerd.13186.

[6] Poggio CE, Bonfiglioli R, Dosoli R.
A patient presentation: Planning and executing a difficult case in a full digital workflow.
J Esthet Restor Dent. 2021;33(1):135–142. doi:10.1111/jerd.12715.

[7] Poggio CE, Dosoli R, Ercoli C.
A retrospective analysis of 102 zirconia single crowns with knife-edge margins.
J Prosthet Dent. 2012;107(5):316–321. doi:10.1016/S0022-3913(12)60083-3.

Materiali e flussi

Introduzione

Dopo aver definito nel primo incontro i principi diagnostici e decisionali, il secondo incontro affronta la fase in cui il progetto protesico entra in una dimensione di esecuzione clinica.
La scelta dei materiali, il disegno delle preparazioni, la gestione dell’occlusione, il posizionamento di impianti, l’utilizzo di approcci interdisciplinari (ortodonzia, chirurgia)non rappresentano decisioni tecniche isolate, ma costituiscono la traduzione concreta del piano di trattamento.

La letteratura dimostra come molte complicanze biologiche, meccaniche e funzionali non siano attribuibili al materiale in sé o alla operatività clinica, ma alla incoerenza tra progetto e contesto biologico del paziente [1,2].

  1. Materiali protesici: criteri di scelta basati sull’evidenza

1.1 Materiali metal-free e sostenibilità clinica

L’introduzione dei materiali metal-free ha modificato profondamente la pratica protesica, ma ha anche generato un uso talvolta estensivo e non selettivo di tali materiali.
La revisione sistematica Cochrane sui materiali metal-free per restauri protesici fissi evidenzia come le evidenze disponibili siano limitate, pertanto l’utilizzo di questi materiali deve essere all’interno di un progetto biologicamente e meccanicamente coerente, senza dimostrare una superiorità universale rispetto ad altre soluzioni [1].

Nel corso verrà sottolineato come:

  • non esista un materiale “migliore” in assoluto
  • la scelta del materiale debba derivare da:
  • spessore disponibile
  • disegno della preparazione
  • condizioni funzionali del paziente
    • l’evidenza scientifica debba guidare nei limiti del possibile la scelta, non il flusso di lavoro o la tecnologia disponibile [1]

1.2 Materiali monolitici e multilayered

La distinzione tra materiali monolitici e multilayered viene affrontata come scelta progettuale, non estetica.
L’esperienza clinica e i dati disponibili mostrano come la semplificazione del materiale, in molti casi complessi, possa aumentare la prevedibilità clinica e ridurre il rischio di complicanze meccaniche [2].

Il messaggio chiave è che:

  • il materiale deve adattarsi al progetto
  • il materiale deve semplificare il flusso
  • non deve forzare modifiche biologicamente o funzionalmente rischiose
  1. Tecniche di preparazione e progetto protesico

2.1 Preparazioni orizzontali e verticali

Le preparazioni vengono affrontate in modo critico e non dogmatico.
L’analisi clinica di restauri in zirconia con margini a finire dimostra come tali preparazioni possano essere clinicamente sostenibili e inserite in un progetto biologico coerente [2].

Nel corso verrà ribadito che:

  • la preparazione verticale è una tecnica ben applicabile con i nuovi protocolli digitali
  • richiede una diagnosi accurata dei tessuti molli[2]
  1. Preparazione e flusso di lavoro: analogico e digitale

L’esperienza clinica descritta in casi semplici e complessi gestiti con workflow digitale completo dimostra come:

  • il digitale non riduca la complessità del caso
  • consenta di semplificare il processo gestionalese guidato da un progetto solido [3]

Il digitale amplifica gli errori quando:

  • la preparazione è imprecisa
  • il progetto non è biologicamente definito
  • la scelta del materiale non è coerente con il workflow [3]
  1. Gestione dell’occlusione nel paziente protesico

4.1 Paziente disfunzionale e protesi

Nel paziente con TMD e/o bruxismo, la protesi non deve essere considerata una terapia funzionale.
La letteratura sulla pianificazione protesica in questi pazienti evidenzia come l’obiettivo primario sia non interferire con l’equilibrio funzionale esistente, evitando modifiche irreversibili non giustificate [4].

Il corso approfondisce:

  • criteri di prudenza nella gestione dei contatti occlusali
  • ruolo dei restauri provvisori come fase di test
  • differenza tra stabilità occlusale e rigidità occlusale [4,5]

4.2 Bruxismo come fattore di rischio

Il bruxismo deve essere interpretato come fattore di rischio, non come diagnosi terapeutica.
Le evidenze disponibili mostrano come il bruxismo possa influenzare la sopravvivenza dei restauri e degli impianti, rendendo fondamentale una scelta prudente di materiali, disegno del restauro e gestione dell’occlusione [5].

  1. Relazione centrica, dimensione verticale e progetto protesico

Concetti tradizionalmente tecnici come relazione centrica e dimensione verticale devono essere reinterpretati in chiave biologica.
La relazione centrica viene descritta come una posizione di convenienza protesica, biologicamente tollerabile, non rigida né dogmatica [6,7].

L’aumento della dimensione verticale, quando necessario, può essere condotto nel rispetto di alcuni principi semplici [7].

  1. Pianificazione implantare

In presenza di edentulie parziali o totali o di elementi irrecuperabili la pianificazione implantare è parte integrante del trattamento protesico. La pianificazione implantare può essere eseguita a diversi livelli, in relazione alla complessità della situazione clinica ed agli obiettivi del trattamento implanto protesico.

In protesi, ogni scelta tecnica è una scelta biologica.
Materiali, preparazioni, posizionamento implantare, occlusione sono conseguenze dirette del progetto diagnostico.

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Bibliografia 

 [1] Poggio CE, Ercoli C, Rispoli L, Maiorana C, Esposito M.
Metal-free materials for fixed prosthodontic restorations.
Cochrane Database Syst Rev. 2017;12:CD009606. doi:10.1002/14651858.CD009606.pub2. 

[2] Poggio CE, Dosoli R, Ercoli C.
A retrospective analysis of 102 zirconia single crowns with knife-edge margins.
J Prosthet Dent. 2012;107(5):316–321. doi:10.1016/S0022-3913(12)60083-3.

[3] Poggio CE, Bonfiglioli R, Dosoli R.
A patient presentation: Planning and executing a difficult case in a full digital workflow.
J Esthet Restor Dent. 2021;33(1):135–142. doi:10.1111/jerd.12715.

[4] Manfredini D, Poggio CE.
Prosthodontic planning in patients with temporomandibular disorders and/or bruxism: A systematic review.
J Prosthet Dent. 2017;117(5):606–613. doi:10.1016/j.prosdent.2016.09.012.

[5] Manfredini D, Poggio CE, Lobbezoo F.
Is bruxism a risk factor for dental implants? A systematic review of the literature.
Clin Implant Dent Relat Res. 2014;16(3):460–469. doi:10.1111/cid.12015.

[6] Manfredini D, Ercoli C, Poggio CE, Carboncini F, Ferrari M.
Centric relation: A biological perspective of a technical concept.
J Oral Rehabil. 2023;50(11):1355–1361. doi:10.1111/joor.13553.

[7] Poggio CE, Manfredini D.
Does increasing vertical dimension of occlusion in centric relation affect muscular activity?
J Esthet Restor Dent. 2024;36(1):231–238. doi:10.1111/jerd.13186.

Applicazione clinica del progetto protesico: esercitazione su manichino (preparazione, presa impronta con scanner, registrazione occlusale con scanner, gestione provvisori). Simulazione chirurgia guidata.

Introduzione

Il terzo incontro rappresenta il passaggio dalla costruzione concettuale del progetto protesico alla sua traduzione pratica operativa.
Dopo aver affrontato diagnosi, materiali, preparazioni e gestione dell’occlusione, questo modulo è dedicato a rendere esplicito come il progetto venga effettivamente realizzato, in modo coerente con i principi biologici e decisionali discussi negli incontri precedenti.

L’utilizzo del manichino e di simulatori consente di:

  • isolare il gesto clinico
  • eliminare variabili biologiche non controllabili
  • focalizzarsi sulla qualità del processo, più che sul risultato finale

L’obiettivo non è la perfezione tecnica fine a sé stessa, ma la coerenza tra progetto e flusso di lavoro.

  1. Dal piano di trattamento alla sequenza clinica

Il primo momento dell’incontro è dedicato a tradurre il piano di trattamento in una sequenza clinica strutturata.

Verranno ripresi e applicati operativamente:

  • esecuzione delle preparazioni
  • scansione intraorale
  • registrazioni occlusali in flusso digitale
  • gestione provvisori
  • simulazione posizionamento impianti in chirurgia guidata

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • ogni passaggio clinico deve rispondere a una logica progettuale
  1.  Controllo critico del proprio lavoro

Una parte centrale dell’incontro è dedicata alla valutazione critica delle attività eseguite.

Il corsista sarà stimolato a:

  • analizzare il proprio lavoro
  • riconoscere errori di progetto prima che tecnici
  • comprendere il limite operativo di ogni tecnica

Questa fase è fondamentale per sviluppare:

  • autonomia decisionale
  • capacità di autocritica clinica
  • consapevolezza dei propri limiti operativi
  1.  Collegamento alla parte clinica su paziente (Parte B)

Il terzo incontro conclude la Parte A e prepara il corsista alla Parte B su paziente.

Verrà chiarito:

  • cosa deve essere già acquisito prima di trattare un paziente
  • quali errori non devono arrivare alla fase clinica
  • come utilizzare quanto appreso per ridurre il rischio biologico sul paziente reale

Il manichino viene quindi presentato come filtro didattico, che consente di portare sul paziente solo gesti clinici già coerenti e controllati.

La manualità non è un fine, ma uno strumento.

Preparazione clinica e gestione dell’impronta nel paziente protesico

Introduzione

Il quarto incontro rappresenta l’ingresso nella fase clinica su paziente e costituisce uno dei momenti più delicati dell’intero corso.
Dopo aver consolidato il progetto protesico sul piano diagnostico (Parte A) e averlo tradotto operativamente sul manichino (Terzo incontro), il trattamento viene ora applicato in presenza delle variabili biologiche reali: tessuti molli, sanguinamento, saliva, risposta del paziente, limiti anatomici.

L’obiettivo dell’incontro non è semplicemente “preparare un dente”, ma dimostrare come la preparazione clinica e la fase di impronta siano atti diagnostici e progettuali, e non meri passaggi tecnici.

  1. Selezione e analisi del caso clinico

Ogni trattamento clinico su paziente inizia con una verifica critica dell’indicazione, anche se il caso è già stato selezionato.

In questa fase vengono rivalutati:

  • coerenza del piano di trattamento con le condizioni cliniche attuali
  • stabilità parodontale e controllo dell’infiammazione
  • condizioni funzionali e tolleranza del paziente
  • fattibilità clinica del progetto definito

Il messaggio chiave è che:

  • la terapia protesica è per lo più una terapia elettiva
  • nessun piano di trattamento è “automaticamente valido”
  • la clinica reale impone sempre una ri-valutazione criticaprima di iniziare
  1. Preparazione clinica su paziente: applicazione del progetto

2.1 Traduzione del progetto in gesto clinico

La preparazione clinica su paziente rende immediatamente evidenti:

  • la coerenza (o incoerenza) del progetto
  • la qualità della diagnosi preliminare
  • la correttezza delle scelte di materiale e disegno del restauro

Il corsista viene guidato a:

  • rispettare gli obiettivi biologici definiti
  • controllare la profondità e la continuità della preparazione

2.2 Gestione dei tessuti molli durante la preparazione

La gestione dei tessuti molli rappresenta uno degli aspetti più critici della fase clinica.

Verranno affrontati:

  • gestione pre protesica in presenza di problemi parodontali
  • gestione del tessuto gengivale durante la preparazione
  • relazione tra preparazione, margine e risposta dei tessuti

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • il risultato protesico dipende in larga parte dal comportamento dei tessuti molli
  • errori in questa fase si traducono spesso in complicanze biologiche immediate o tardive
  1. Gestione dell’impronta digitale

3.1 L’impronta come atto clinico, non tecnico

La fase di impronta viene affrontata come atto clinico centrale, e non come semplice raccolta di dati.

Verrà ribadito che:

  • l’impronta riflette la qualità della preparazione
  • non corregge errori concettuali o clinici
  • amplifica le imprecisioni, analogiche o digitali

Il corsista viene guidato a riconoscere che una buona impronta è conseguenza, non causa, di un corretto processo clinico.

3.2 Impronta digitale

Nel flusso digitale verranno affrontati:

  • requisiti della preparazione per una scansione efficace
  • gestione dei tessuti molli in funzione della scansione
  • accorgimenti in presenza di condizioni biologiche sfavorevoli
  1. Gestione dei provvisori

L’incontro è dedicato, oltre alla preparazione, alla gestione dei restauri provvisori.

I provvisori vengono presentati come:

  • strumento di protezione biologica
  • fase di verifica del progetto
  • mezzo di comunicazione con il paziente e il laboratorio

Verranno affrontati:

  • criteri di forma e contorno
  • gestione dell’occlusione
  • stabilità e comfort del paziente

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • il provvisorio anticipa molte delle criticità della fase definitiva
  • errori nei provvisori raramente si correggono nella fase finale
  1. Controllo clinico e discussione del caso

Una parte rilevante dell’incontro è dedicata alla valutazione critica del lavoro clinico eseguito.

Verranno analizzati:

  • preparazioni
  • impronte/scansioni
  • provvisori

L’obiettivo non è il giudizio tecnico, ma:

  • la comprensione del processo
  • l’individuazione di errori progettuali
  • il rafforzamento dell’autonomia clinica del corsista
  1. Collegamento agli incontri successivi

Il quarto incontro prepara direttamente:

  • il Quinto incontro(impronte definitive e discussione dei casi)
  • il Sesto incontro(prova e cementazione)

Verrà chiarito come:

  • le decisioni prese ora condizionino in modo diretto le fasi successive
  • la qualità della preparazione e dell’impronta determini la prevedibilità dell’intero trattamento

Sul paziente reale, la tecnica non perdona.

Impronte definitive e discussione critica dei casi clinici

Introduzione

Dopo la preparazione clinica, la gestione dei tessuti molli e l’applicazione dei restauri provvisori, l’impronta definitiva diventa il passaggio di trasferimento del progetto dal clinico al laboratorio.

L’obiettivo dell’incontro non è insegnare “come prendere un’impronta”, ma rendere il corsista consapevole che l’impronta definitiva è un atto clinico di validazione del progetto, che conferma (o smentisce) la correttezza delle scelte effettuate nelle fasi precedenti.

  1. Rivalutazione clinica prima dell’impronta definitiva

Ogni impronta definitiva deve essere preceduta da una rivalutazione critica del caso.

In questa fase vengono valutati:

  • stabilità dei tessuti molli
  • risposta biologica alla preparazione
  • qualità e funzione dei restauri provvisori
  • comfort del paziente
  • stabilità occlusale

Il messaggio chiave è che:

  • l’impronta definitiva non è un passaggio obbligato nel tempo, ma nel momento clinico corretto
  • una scorretta gestione di questa fase aumenta il rischio di complicanze biologiche e tecniche
  1. Il ruolo dei provvisori

I restauri provvisori vengono riletti come strumenti di verifica del progetto, e non come semplice fase transitoria.

Durante l’incontro verrà discusso come i provvisori consentano di:

  • testare forma e contorni
  • valutare la risposta dei tessuti molli
  • verificare la gestione dell’occlusione
  • raccogliere feedback dal paziente

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • un provvisorio instabile o biologicamente incoerente è un segnale di allarme
  • le criticità emerse in questa fase devono essere risolte prima dell’impronta definitiva
  1. Impronta definitiva: criteri di qualità

3.1 L’impronta come validazione del progetto

L’impronta definitiva:

  • non corregge errori di preparazione
  • non risolve problemi di gestione dei tessuti
  • rende visibili tutte le incoerenze del progetto

3.2 Impronta digitale definitiva

Nel flusso digitale verranno discussi:

  • criteri per considerare una scansione adeguata
  • gestione dei tessuti molli in funzione della leggibilità digitale
  • limiti del digitale in presenza di infiammazione o instabilità tissutale

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • la scansione definitiva richiede condizioni cliniche ideali
  • il digitale amplifica la qualità del progetto, ma anche i suoi limiti
  1. Comunicazione con il laboratorio odontotecnico

L’impronta definitiva segna l’inizio di una fase di co-responsabilità clinico-tecnica.

Durante l’incontro verrà affrontato:

  • come trasmettere correttamente il progetto
  • quali informazioni sono realmente indispensabili
  • errori comuni di comunicazione
  • ruolo delle immagini, dei mock-up e dei provvisori come strumenti comunicativi

Il messaggio centrale è che:

  • il laboratorio non può compensare un progetto incompleto
  • una comunicazione inefficace aumenta il rischio di compromessi clinici
  1. Discussione critica dei casi clinici

Una parte centrale dell’incontro è dedicata alla discussione strutturata dei casi clinici dei corsisti.

La discussione sarà guidata su:

  • qualità della preparazione
  • gestione dei tessuti molli
  • coerenza dei provvisori
  • indicazione al passaggio definitivo

L’obiettivo non è valutare il risultato estetico, ma:

  • analizzare il processo
  • riconoscere errori decisionali
  • rafforzare la capacità critica e l’autonomia clinica
  1. Preparazione alla fase di prova e cementazione

Il quinto incontro prepara direttamente il Sesto incontro, dedicato alla prova e alla cementazione.

Verrà chiarito come:

  • la qualità dell’impronta definitiva condizioni la fase di prova
  • molti problemi alla prova sono in realtà errori precedenti
  • la cementazione non è il momento per “aggiustare” il progetto

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • la fase definitiva inizia molto prima della cementazione
  • il controllo del processo è l’unico vero fattore di prevedibilità

L’impronta definitiva non è un gesto tecnico, ma la validazione clinica del progetto protesico.

Prova, cementazione e gestione a lungo termine del restauro protesico

Introduzione

Il sesto incontro rappresenta la fase conclusiva del percorso clinico e didattico del corso.
La prova e la cementazione vengono spesso percepite come il momento finale e risolutivo del trattamento protesico; in realtà, esse costituiscono la verifica finale della correttezza dell’intero processo decisionale sviluppato a partire dalla diagnosi iniziale.

L’obiettivo di questo incontro è dimostrare come la qualità del risultato finale dipenda non dalla cementazione in sé, ma dalla coerenza del progetto protesico, dalla precisione delle fasi precedenti e dalla capacità di riconoscere i limiti biologici e funzionali del paziente.

  1. La prova come atto clinico critico

1.1 La prova non è una formalità

La fase di prova viene affrontata come atto clinico di controllo, e non come semplice passaggio tecnico.

Durante la prova vengono valutati:

  • adattamento marginale
  • precisione interna
  • contorni e profili di emergenza
  • rapporto con i tessuti molli
  • congruenza con l’occlusione pianificata

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • problemi evidenziati alla prova raramente nascono in questa fase
  • la prova rende visibili errori progettuali o di comunicazione
  • ignorare segnali critici porta a compromessi irreversibili

1.2 Valutazione critica dell’adattamento

L’adattamento del restauro viene analizzato in modo sistematico:

  • adattamento marginale reale vs apparente
  • valutazione clinica vs fiducia nel laboratorio
  • riconoscimento dei limiti accettabili

Il messaggio chiave è che:

  • un adattamento “accettabile” non è sempre biologicamente sostenibile
  • la decisione di procedere alla cementazione è atto di responsabilità clinica
  1. Controllo dei tessuti molli alla prova

I tessuti molli rappresentano un indicatore sensibile della qualità del progetto protesico.

Durante la prova verranno valutati:

  • risposta dei tessuti al restauro
  • compressioni eccessive
  • profili di emergenza incongruenti

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • i tessuti molli non mentono
  • un tessuto sofferente alla prova difficilmente migliorerà dopo la cementazione
  • la fase di prova è l’ultimo momento per intervenire senza danni biologici
  1. Valutazione funzionale e occlusale alla prova

3.1 Contatti occlusali e funzione

La verifica dell’occlusione alla prova non si limita alla presenza di contatti, ma valuta:

  • distribuzione delle forze
  • coerenza con la funzione del paziente
  • rispetto dell’equilibrio funzionale preesistente

Il corsista viene guidato a distinguere tra:

  • contatto
  • interferenza
  • sovraccarico

E a comprendere che:

  • l’occlusione “corretta” non è necessariamente quella teorica
  • la funzione del paziente è il riferimento principale

3.2 Gestione del paziente disfunzionale

Nel paziente con segni di disfunzione o parafunzione, la fase di prova assume un valore ancora più critico.

Verranno ribaditi:

  • criteri di prudenza
  • importanza della reversibilità fino all’ultimo momento
  • ruolo della prova come filtro decisionale

Il messaggio centrale è che:

  • la prova non deve “correggere” la funzione
  • deve invece confermare la non interferenzadel restauro
  1. Cementazione: atto clinico irreversibile

4.1 La cementazione non è una soluzione

La cementazione viene affrontata come atto irreversibile, che non può compensare errori precedenti.

Durante l’incontro verrà sottolineato che:

  • la scelta della tecnica di cementazione non corregge problemi di adattamento
  • la cementazione non migliora la biologia
  • errori in questa fase hanno conseguenze dirette e spesso definitive

Il corsista viene guidato a considerare la cementazione come:

  • atto finale di un processo corretto
  • non come momento di “salvataggio” del caso

4.2 Decisione di cementare o rinviare

Un aspetto centrale del sesto incontro è la capacità di:

  • decidere quando non cementare
  • riconoscere segnali di allarme
  • accettare la necessità di rivedere fasi precedenti

Questa competenza viene presentata come segno di maturità clinica, non di insicurezza.

  1. Gestione post-cementazione e mantenimento

Il trattamento protesico non si conclude con la cementazione.

Verranno affrontati:

  • istruzioni al paziente
  • controllo a breve termine
  • integrazione nel piano di mantenimento
  • monitoraggio biologico e funzionale nel tempo

Il corsista viene guidato a comprendere che:

  • la protesi è un trattamento a lungo termine
  • il follow-up è parte integrante del progetto
  • molte complicanze possono essere intercettate precocemente
  1. Discussione finale dei casi clinici

L’incontro si conclude con una discussione critica dei casi trattati lungo l’intero percorso della Parte B.

La discussione sarà focalizzata su:

  • coerenza del progetto iniziale
  • qualità delle decisioni cliniche
  • gestione delle complicanze
  • insegnamenti trasferibili alla pratica quotidiana

L’obiettivo è consolidare:

  • autonomia decisionale
  • capacità critica
  • consapevolezza dei limiti clinici

La cementazione non è la fine del trattamento, ma la conferma della qualità del processo.

Oltre la tecnica, per il futuro della professione odontoiatrica.

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